Concerto radio italia 14 maggio, commenti, opinioni e recensione

Io confesso: questo concerto mi è davvero piaciuto.

Sulla carta, non impazzivo per tutti i nomi che erano previsti nel corso della serata evento per festeggiare i trent'anni di Radio Italia Solo Musica Italiana. Erano in programma cantanti di spicco, a partire dall'apertura di Laura Pausini, vere e proprie colonne della musica del nostro paese. E il risultato, come in pochi casi accade, ha superato di gran lunga le aspettative. Almeno le mie. Perchè queste tre ore in diretta da piazza del Duomo a Milano, ammettiamolo, sono state proprio un evento. E mi hanno davvero convinto (qui la diretta della serata con foto)

Non sarà stato semplice riuscire ad organizzare il tutto, assicurarsi nomi importanti delle classifiche, magari impegnati in tour proprio in questo periodo. Ma stasera sono riusciti nella difficile impresa di accontentare un po' tutti. Vuoi i cantanti italiani più famosi al mondo in questi anni? Ecco Laura Pausini e Tiziano Ferro. Preferisci un genere di musica meno "da classifica" e di un altro genere, più rap? Ecco J Ax. Non sono mancati anche i cantanti storici però conosciuti anche dal grande pubblico di oggi (leggi Gianni Morandi).

Faceva effetto vedere la gente riunitasi a Milano passare da cantare a squarciagola "Vivimi" di Laura Pausini, "Non me lo so spiegare", "C'era un ragazzo" di Gianni Morandi fino a "Quello che le donne non dicono". Miracolo? No, è la forza delle canzoni italiane che durano nel tempo. E questa sera hanno trovato una dignitosa consacrazione.

L'aspetto che ho maggiormente amato è stato l'effetto revival. Non c'erano brani degli ultimi mesi, non c'era l'aria di promozione, non c'era il brano appena uscito che solo i veri fan del determinato artista conoscono o il cdl sventolato appena uscito nei negozi. Ad essere eseguita sul palco, per la maggior parte del tempo, c'era davvero la storia della musica degli ultimi trent'anni. "E ritorno da te" che ormai tutti hanno sentito più volte nella propria vita, "Ragazza di periferia" che ha fatto esplodere Anna Tatangelo al Festival di Sanremo e "Magnolia" dei Negrita che ho improvvisamente 'ricordato', riapparsa dalla memoria. E mi sono ritrovata a canticchiarla, senza neppure sapere come, dopo tanti anni in cui non la sentivo.

Ma in tutte quelle ore, c'è stato un momento che ho particolarmente apprezzato: Max Pezzali. Quando è salito sul palco, ho sperato che cantasse i suoi vecchi successi, come avevano fatto già quasi tutti prima di lui. Con la triade Hanno ucciso l'uomo ragno, Gli anni e Come mai, c'è stato proprio un ritorno indietro nel tempo, nel passato. Tutti cantavano i suoi brani, conosciuti e amati. Io per primo. Perchè ero cresciuto a pane e 883 come magari molti della mia generazione. Nessun rimpianto, gli Anni, Sei un mito e tante altre, sono simbolo della nostra adolescenza.

Stasera, quindi, oltre ad una grande festa, c'è stata anche la consacrazione di questi pezzi come veri e propri classici, non solo semplicemente italiani, ma anche amati o conosciuti. Guardando le esibizioni, nel corso della serata, mi sono chiesto perchè non possano essere ripetuti più spesso eventi come questi. Riunire tanti artisti, magari di genere diverso, in un luogo pubblico e agibile a tutti, è stato come avvicinare tante persone che preferiscono magari il pop della Pausini o l'autorato di Ruggeri. Ma che, in comune, hanno la passione per la musica italiana. Spesso ghettizzata o comunque vista (anche in parte, giustamente) come qualcosa di spesso banale e poco innovativo, stasera è stata celebrata. E meritatamente, visto il risultato finale più che piacevole e per il fatto che è da quando ho iniziato a scrivere il pezzo che ho riacciuffato "Nord sud ovest est". Soffiando via un po' di polvere che, a conti fatti, lì proprio non doveva starci.

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