Avril Lavigne, il nuovo album e la sindrome di Peter Pan

Avril Lavigne sta per pubblicare il suo nuovo album ma sembra sempre uguale a se stessa...

Avril-Lavigne

E' uscito il nuovo video di Avril Lavigne, Rock'n'Roll, secondo singolo estratto dal nuovo album della cantante. Il risultato? Una sorta di spy story fumettosa in assetto di guerra, tra personaggi improponibili, cani di peluche, baci saffici tanto per gradire e un orso squalo cattivo da abbattere.

Ok. Video simpatico? Ni. Canzone imperdibile? No. Del resto non è scontato che i brani possano piacere a tutti allo stesso modo. C'è chi sarà entusiasta dei due nuovi pezzi della Lavigne e chi, invece, come il sottoscritto, non vede l'ora di poter vedere una NUOVA Avril. Perché l'impressione è quello di assistere a qualcosa (qualcuno, in questo caso) che non muta mai.

Ancora la ricordo con il primo singolo "Complicated". Era il 2002. Tutti la canticchiavano, la ascoltavano o la conoscevano. Lei ragazzina ragazzaccia che correva in skate e faceva sberleffi di tutto e di tutti. Voleva essere un po' punk. Ci provava. Ma faceva simpatia. Il suo album poi conteneva dei pezzi orecchiabili, potenti, vincenti. Un nuovo personaggio, tra bamboline pop così simili. Lei si colorava le ciocche dei capelli, faceva la linguaccia, qualche gestaccio e poteva piacere. Nel Duemiladue però.

Il tempo sembra non essere passato per lei. Tutti cambiamo, tutti i cantanti cercano di avere un'evoluzione: dal look al modo di porsi. La Aguilera ha smesso di fare la ragazza sulla spiaggia che sogna il genio nella bottiglia e ha iniziato a dimenarsi. Poi ha fatto la sofisticata, poi la futurista. Britney ha puntato sul lato sensuale, poi su quello più colorato e leggero. Anche Demi Lovato in un paio di album, a soli 21 anni, ha già modificato il proprio personaggio (e la propria persona) almeno un paio di volte. Continuiamo? Potremmo fare molti altri esempi, da Miley Cyrus a Lady Gaga.

Intendiamoci: non è il voler modificare per forza la propria immagine, diventare da pura ragazzina innocente a maitresse. Ma qualcosa deve cambiare. Nel sound. Nel look. Nel modo di porsi. Con Avril Lavigne non è così. Lei sembra inchiodata, fissa a quell'immagine di undici anni fa. Ed è un peccato, perché non esplorare impedisce di mostrare altri lati decisamente più convincenti. Ad esempio, la ballad emozionante "When You're Gone". Look sofisticato, più ricercato. Andava bene anche quella matita/pastello agli occhi a cui non sa rinunciare. Perché il brano era potente. In una semplice parola: bello.

Poi, dopo alcuni alti e bassi (anche a livelli di vendite), il nuovo album annunciato. E come primo singolo ecco "Here's to Never Growing Up". Un titolo, un programma. Nuovamente la caciara con tutti, la festa a scuola e ancora quello skate (te lo rompo, Avril, ok?). Con il secondo singolo non miglioriamo molto, né a livello di sound (o il semplice essere orecchiabile) né di maturità, con l'immancabile dito medio alla telecamera nel finale del video che non fa più cattiva ragazza ma soggetto a disturbi comportamentali.

L'unica speranza? Di scoprire pezzi più maturi, di una Avril sempre divertita ma con il calendario finalmente spostato di undici anni in avanti. Senza smorfie, linguacce e improbabile amante degli skate. Qualcuno direbbe "Hai quasi trent'anni, Avril!". Io no. Fai pure ancora canzoni allegre - magari un po' oltre il "I wanna be your girlfriend"- ma smettila di conciarti e agire così.

O al tuo ventesimo album, ti ritroveremo in un video ambientato in una casa di riposo mentre mostri il dito medio agli infermieri e sgommi via con lo skate. Sottobraccio, però.

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