Uno dei vizietti di chi fa musica italiana è quello di rimanere inchiodato alle stesse sonorità di successo, alle stesse quattro maledette note funzionanti. Ispirate ai vecchi successi, copiate a piene mani dai successi degli altri. La musica popolare, e voi lo sapete bene, non è quasi mai portatrice di originalità. Un esempio palesante è quello di Francesco Renga con il suo ultimo singolo “Cambio direzione”. Si sperava che stavolta una strada nuova la prendesse per davvero, e invece niente.
Ascoltando questo brano, presente sul circuito radiofonico dall’inizio di giugno, sembra di ascoltare altre dieci mila canzoni identiche a questa, e aggiungiamoci pure che la voce di Renga, tra l’altro, non si presta nemmeno molto a interpretazioni particolarmente originali. Così il risultato è che le utenze di Youtube, infischiandosene della produzione di Corrado Rustici, uno dei più grandi produttori e musicisti di fama internazionale, stizzite sottolineano somiglianze più o meno credibili del brano con “Parliamo al singolare” di Nek e persino con “With love” di Hilary Duff. Vere o no che siano queste associazioni, rimane il fatto che Renga non si è ancora spostato di un millimetro dal sound del passato, quello che il pubblico ha amato e votato a Sanremo (proclamandolo vincitore nel 2005 con il brano “Angelo“) e che dopo due anni sperava potesse evolversi in qualcosa di più incisivo.
C’è da dire che “Cambio direzione” è già in parte una hit e che forse è prematuro fare generalizzazioni senza aver ascoltato le tracce di “Ferro e Cartone”, il nuovo album in uscita nei negozi dal prossimo 12 ottobre. Ma di certo Renga una direzione oggi l’ha già presa: scegliere di andare sul sicuro di fronte ad un pubblico più critico ed esigente, saturo delle solite banalità. A seguire, il video dell’esibizione di Renga a Festivalbar 2007 con il sopracitato brano. A voi l’ultimo giudizio.
plusmin
17 lug 2007 - 05:55 - #1si si magari è un’evoluzione (ma qui in italia, in campo melodico, tutti fanno evoluzioni e poi son fermi al palo) ma rispetto ai tempi timoria sono molti passi indietro. riascoltare per credere il cd “viaggio senza vento” di ben 14 anni fa…
clauderouges
17 lug 2007 - 09:38 - #2Non è un problema solo di Renga. “Parlami d’Amore” dei Negramaro non è uguale alle altre vecchie? E Zucchero che da anni copia inpunemente le canzoni di altri? (nell’ultimo cd ha addirittura copiato da Manu Chao “Mi piace la lasagna e poi mi piaci tu”)
Il problema è che nel mondo del pop non c’è collaborazione. Ognuno fa per sè e il massimo in cui si può sperare è qualche duetto ogni tanto ma unicamente a scopo promozionale.
Bisognerebbe imparare dal mondo jazz. Lì c’è molta collaborazione tra gli artisti e molta contaminazione tra i generi. Ogni artista evolve perché non rimane rinchiuso nel proprio stile, un tempo glorioso, ma si confronta quotidianamente con altri stili e gli altri generi.
Non è facile per un artista rinnovarsi continuamente, secondo me una soluzione potrebbe essere questa.
Kaos
17 lug 2007 - 13:44 - #3Grazie per il vostro contributo. Claude, il tuo discorso è molto interessante, l’idea della contaminazione è corretta. Basti pensare a Irene Grandi che ha affidato il suo singolo estivo ad uno dei più eclettici artisti italiani (Baustelle). Ci vanno scambi di idee, ma ci va anche più libertà. I vincoli commeciali obbligano a scegliere spesso solo certe strade, perchè funzionano e vendono. Purtroppo è così
Spigo17
17 lug 2007 - 16:18 - #4“Viaggio senza Vento” resta un riferimento assoluto del Rock Italiano, poco da fare.. Testi stimolanti e assolutamente non banali, egregiamente suonato e con la voce di Renga in grande spolvero. Ovviamente gran parte del lavoro di stesura era di Omar Pedrini, visto che i pochi pezzi scritti da Renga erano i più deboli dell’album. Vetta non più superata dai Timoria stessi e lontana anni luce dai lavori successivi in veste solista dei due.
Per la via che ha preso Renga non vedo grandi evoluzioni possibili..
plusmin
17 lug 2007 - 18:29 - #5già già, i pezzi erano di pedrini (che comunque ha fatto peggio di renga da solista, improvvisando squallide coreografie al festivalbar, ma tant’è…) ma io mi riferivo proprio alla voce di renga che utilizzava nettamente meglio. ora non si distingue dalla massa… il pop italiano (inteso in senso dispregiativo, quello che mira alla classifica) è troppo triste.