Logo Blogo

Uscite discografiche Agosto 2011: recensioni

Pubblicato: 23 ago 2011 da Riccardo "Zago" Zagaglia

Soundsblog_recensioni

Red Hot Chili Peppers - I’m With You : la quasi trentennale carriera dei RHCP si può riassumere come segue:
Anni ‘80 : album importanti ma di poco successo
Anni ‘90 : album importanti e di grande successo
Anni ‘00 : album poco importanti ma di grande successo
Il quarto decennio di attività non si è aperto nel migliore dei modi con “The Adventures of Rain Dance Maggie“, debole singolo di lancio del decimo disco in carriera (e primo con Josh Klinghoffer alla chitarra): “I’m With You”. A differenza del predecessore, l’album non ambisce a qualcosa più grande della musica contenuta in esso, “I’m With You” infatti è volutamente diretto e compatto e gioca (fin troppo) ad effettuare piccole variazioni sul ben noto tema. Ancora rock/pop tinto di funk (Flea più presente che nelle ultimissime prove) e qualche midtempo un po’ buttata lì ma dal mood in parte inedito per la band (”Brendan’s Death Song”, “Even You Brutus?” o “Meet Me At The Corner”). Un disco con i suoi momenti degni di nota (provate a stare fermi su “Factory Of Faith” o la strofa Zeppelin di “Ethiopia”), in parte penalizzato (oltre che da Rubin) dalla minore personalità (e non solo nella mancanza di assoli) di Josh… ma quello che più contrasta con il loro neanche tanto lontano passato (leggasi “Californication”) è la esasperata e spudorata ricerca della melodia radiofonica, all’epoca spontanea e sicuramente più onesta. L’impressione è quella di un gruppo che ha perso la sua guida compositiva (John Frusciante) e che all’improvviso si è ritrovata a dover “fare i RHCP”, con una maggiore libertà ma senza troppe (buone) idee per la testa. Anni fa sarebbe stato un disco di b-sides… (z.) Voto: 5/6

Beirut - The Rip Tide : sono bastati due dischi (”Gulag Orkestar” del 2006 e “The Flying Club Cup” del 2007) per iscrivere ufficialmente i Beirut nel firmamento dei “grandi”. A quattro anni di distanza, il progetto di Zach Condon sembra voler ricordare a tutti che non c’è solo Bon Iver, rivendicando in parte la paternità di un certo modo di intendere il folk. Le origini (New Messico) vengono messe bene in mostra (”Santa Fe”), ma ancora una volta lo sguardo punta verso l’Europa orientale… uno sguardo più diretto che in passato, ma capace ugualmente di emozionare e di racchiudere dentro di sè lo sconfinato mondo del global-folk. (z.) Voto: 7

Girls - Father, Son, Holy Ghost : lo scanzonato esordio dei Girls (intitolato semplicemente “Album”) era riuscito fin da subito a suscitare clamore, non solo all’interno della scena “druggy” californiana. Il successivo EP “Broken Dreams Club” ha poi tolto ogni dubbio sull’effettivo valore della band di Christopher Owens. Il singolo “Vomit” (un po’ Radiohead e un po’ Pink Floyd) non ha fatto altro che aumentare l’hype attorno a “Father, Son, Holy Ghost”. “Vomit” rimane la prova più compiuta, ma non mancano altre piccole gemme. Un lavoro molto più crepuscolare, riflessivo e maturo (soprattutto dal rock psichedelico di “Die” in poi) rispetto all’esordio. Possono puntare ancora più in alto… hanno già dimostrato di poterlo fare. (z.) Voto: 7+

Lenny Kravitz - Black and White America : dopo i mediocri “Lenny” (2001) e soprattutto “Baptism” (2004), la carriera di Lenny Kravitz sembrava essere arrivata in fondo alla parabola discendente. “It Is Time for a Love Revolution” (2008) riuscì ad invertire lievemente la tendenza. Si chiedeva quindi a “Black and White America” di riportare definitivamente la musica di Lenny su livelli degni di nota. Un disco piuttosto eterogeneo che varia dai pezzi tipicamente “white” (rock e ballads) a quelli tipicamente “black” (funk/r&b) passando ovviamente per il mix dei due mondi, senza però riuscire mai ad uscire dai binari del “già sentito” (spesso e volentieri nel suo repertorio, ma non solo… RHCP, Jamiroquai…). Non c’è nulla di veramente terribile in “Black and White America”, ma neanche nulla in grado di fare la differenza sia all’interno della sua discografia, sia (ovviamente) a livello più generale. (z.) Voto: 5,5

Jay-Z & Kanye West - Watch The Throne : arriva in pompa magna il disco-evento che doveva essere, ed è, pura ostentazione all’ennesima potenza. Anticipato da singoli poco convincenti, in realtà “Watch The Throne” è un album che mostra il suo valore nella sua interezza. I due rapper fanno un po’ quello che vogliono lungo le tracce del disco (presenziano il buon Frank Ocean, il kanye-pupillo Mr.Hudson e la jay z-pupilla Beyonce): abbiamo un Kanye West che dimostra di avere ancora qualche colpo da sparare dopo la raffica di mitra di “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” e un Jay-Z sicuramente in forma (con lui è un prenderci…). Da questa collaborazione poteva uscire il rap-masterpiece epocale, così non è stato (ci sono alcuni passaggi deboli), ma non lamentiamoci… poteva anche uscire il pasticcio epocale… e così non è stato. (z.) Voto: 7-

The Weeknd - Thursday : a quattro mesi di distanza dall’ottimo album/mixtape d’esordio (vedi recensione) “House of Balloons”, Abel Tesfaye aka The Weeknd torna con un secondo mixtape gratuito. La più grande differenza rispetto a “House of Baloons” è da cercare nei vibes meno oscuri e in una maggiore allegria di fondo, per il resto Abel non fa altro che consolidare la propria (e sempre più propria) proposta musicale. Altro bel dischetto per il re del post-r&b… sperando che in futuro non cada in certe tentazioni che subdolamente iniziano a farsi largo (presenza di Drake evitabile). (z.) Voto: 7-

Matana Roberts - Coin Coin Chapter One: Gens de Couleur Libres : un disco jazz nel 2011 che sia in grado di non cadere nel banale, nell’obsoleto o nel revival più incravattato?? Eccolo! Ci ha pensato la giovane americana Matana Roberts con questo “Coin Coin Chapter One: Gens de Couleur Libres” (che arriva dopo altri dischi dei quali, purtroppo, ne ignoravo l’esistenza). Atteggiamento free e sperimentazioni ben amalgamate ad un gusto sofisticato e all’amore per lo spoken word. Esce per la Constellation che, dopo anni di grandissimo post-rock, ha evidentemente deciso di avvicinarsi al mondo del jazz più innovativo senza sbagliare un colpo (vedi anche Colin Stetson). (z.) Voto: 7

Little Dragon - Ritual Unions : vengono dalla Svezia ma la cantante (Yukimi Nagano) ha origini giapponesi, hanno già all’attivo altri due album ma solo ora sembra sia arrivato il loro momento… si parla dei Little Dragon. Sfruttando il periodo d’oro della “soulstep” (chiamiamola così…) e aumentando certe contaminazioni elettroniche, in “Ritual Unions” ci sono tutti gli ingredienti in grado di regalare soddisfazioni, sia a loro che a noi ascoltatori. Brani contagiosi come pochi si alternano senza remore lungo la durata del disco. Janelle Monàe, SBTRKT, Prince, Stereolab e tanti altri i possibili nomi di riferimento, ma vi basta ascoltare le prime due tracce (la title-track e “Little Man”) per capire quanto sia personale e trascinante la proposta di questi svedesi atipici. (z.) Voto: 6/7

The War On Drugs – Slave Ambient : nell’anno di gloria di Kurt Vile, c’è spazio (meritato) anche per la sua “vecchia band”, i The War on Drugs. Kurt non c’è più, ma questo non sembra aver spaventato più di tanto Adam Granduciel e compagni che con questa seconda prova sembrano convincere maggiormente rispetto al debutto di tre anni fa (”Wagonwheel Blues”). La parola magica è “equilibrio”… perfetta sinergia fra melodie dirette dall’atmosfera heartland (Springsteen, Petty… Dylan) e attitudine alternative, che tende a tramutare in sonorità vagamente psichedeliche. E’ sempre più difficile trovare dischi rock potenzialmente capaci di mettere tutti d’accordo… “Slave Ambient” è uno di quelli. (z.) Voto: 7-

The Rapture - In the Grace of Your Love : non siamo più nella “golden age” della DFA, ma il ritorno dei The Rapture è uno di quelli che non si può fare a meno di accogliere con un certo interesse. Esplosi con il secondo disco, quell’”Echoes” capace di riaprire il discorso “funk-(post)punk” messo da parte per vent’anni, la band di New York non seppe poi confermarsi con l’interlocutorio “Pieces of the People We Love” del 2006. A cinque anni di distanza, orfani del basso (elemento chiave del Rapture-sound) di Mattie Safer, tornano con “In The Grace of Your Love”, un… disco disco, e non è un errore di battitura. Levigati tutti gli spigoli dance-punk, Luke Jenner e soci puntano alla dancefloor anni ‘70 pur concedendosi un paio di stralunate pop songs (”Roller Coaster” e “It Takes Time To Be A Man”) e cercando soluzioni mai troppo scontate. Una band che ha saputo rinnovarsi ma che per molti continuerà ad essere semplicemente “quella di House of Jealous Lovers”. (z.) Voto: 6/7

Primus - Green Naugahyde : tante uscite di impostazione funk-rock (RHCP, 311, Lenny Kravitz…) così ravvicinate non si vedevano da anni. Quella dei Primus è probabilmente quella più inaspettata dato che arriva dopo dimenticabili parentesi soliste che hanno riempito i dodici lunghi anni che sono passati dall’uscita del precedente “Antipop” (1999). In “Green Naugahyde”, la band di Les Claypool (probabilmente il bassista più rinomato, assieme a Flea, degli ultimi 25 anni) fa a meno dello storico batterista Tim Alexander (sostituito dal compagno di avventure Jay Lane) ma riparte esattamente da dove si era fermata. La solita mistura di slap bass distorto, pazzia zappiana, scioglilingua in spoken e sperimentazioni/divagazioni prog-strumentali… forse in pochi ne sentivano la mancanza, beh io sono uno di quelli. Primus sucks! (z.) Voto: 6,5

Jon Fratelli - Psycho Jukebox : cosa c’è di peggio di una band mediocre in fase calante (i The Fratellis)? Semplice… l’album solista del leader della band. Jon Fratellis ci prova con “Psycho Jukebox”, album con il quale vorrebbe passare per uno di quei songwriter-rock anni ‘70 dalla vita vissuta… almeno a giudicare dalla copertina. Il contenuto invece non è altro che il solito banale brit rock già proposto con i “suoi fratelli”. A meno che non amiate certe sonorità, sbadigli e voglia si skippare vi faranno compagnia. Se anche NME (che solitamente regala ottimi voti ad album pessimi) gli ha dato 1/10… (z.) Voto: 5-

Ronnie Vannucci - Big Talk : dopo quello di Jon Fratelli, ecco un altro disco che si inserisce tranquillamente nella categoria “album di cui nessuno sentiva il bisogno”. Anche qui la storia è quella di una band (i The Killers) in discesa, incapace di ripetere il songwriting spontaneo degli esordi. Se nel 2010 è stato il turno di Brandon Flowers (che è uscito con il mediocre “Flamingo”), quest’anno è il turno del batterista Ronnie Vannucci. Cosa spinga un batterista a fare un disco come questo sinceramente per me rimane un mistero… pop/rock generico che almeno nella metà dei brani ricorda quando non in modo sconcertante, almeno alla lontana (qualche chitarra in più e qualche synth in meno) la musica proposta con i The Killers. (z.) Voto: 5

Crystal Antlers - Two-Way Mirror : “hype, hype e ancora hype”… due anni fa in molti ci cascarono, rimanendo intrappolati nei tentacoli (”Tentacles”) dell’album di debutto degli americani Crystal Antlers. In parte rimasi fregato anchio in sede di recensione di un disco che, con il senno di poi, non ha lasciato il segno. Non per nulla l’uscita di questo secondo LP, intitolato “Two-Way Mirror”, è passata decisamente in sordina… e noi questa volta non ci faremo fregare (nonostante l’onestà della proposta). Buone le idee, meno il risultato finale. (z.) Voto: 6

Sublime with Rome - Yours Truly fra 311 (vedi sotto) e i Sublime sembra di essere tornati negli USA del biennio 1996/1997. In quel periodo i Sublime erano letteralmente sulla cresta dell’onda con il loro solare mix di ska e punk rock californiano e singoli del calibro di “Santeria”, “What I Got” e “Wrong Way”… tutti contenuti nell’omonimo disco capace di vendere più di 6 milioni di copie negli States (dove continua a vendere parecchio). Successo alimentato anche dalla prematura morte del leader Bradley Nowell. Una perdita pesante per tutta la scena californiana (che due anni dopo vide andarsene anche Lynn Strait degli influenti Snot), ma sopratttutto per i Sublime che non pubblicarono più nulla… fino ad oggi. Alla voce (e chitarra) c’è il ragazzone Rome Ramirez, per il resto il tempo sembra essersi fermato… se purtroppo o per fortuna lo decidete voi… (z.) Voto: 6+

311 - Universal Pulse : ci sono riusciti… i nipotini dei RHCP (con un tocco in più di reggae) sono arrivati a quota dieci album in carriera (poco) prima dei nonni. Mai stati delle teste di serie, i 311, negli anni ‘90 erano comunque uno dei gruppi crossover più in vista, autori di un mix ben collaudato a tratti in grado di convincere anche i più scettici. Ormai però sono anni che continuano a scrivere le stesse canzoni. “Universal Pulse” non fa eccezione: chi li conosce un minimo non farà fatica a capire già al primo ascolto le dinamiche delle otto canzoni (strofa melodica-ritornello corale/solare-pseudorap ecc…) contenute nel disco. Un album decisamente trascurabile, ma in fondo 28 miniti di summer-vibes non hanno mai fatto male a nessuno… (z.) Voto: 5

Eleanor Friedberger - Last Summer : non sono pochi gli addetti ai lavori che nel corso dell’ultimo decennio hanno acclamato i The Fiery Furnaces… personalmente invece non sono mai riuscito a capire fino in fondo il motivo di tale esaltazione (soprattutto negli ultimi lavori). Mentre l’altra metà, il fratello Matthew, esce a ripetizione con dischi che passano inosservati, Eleanor con maggiore convinzione pubblica “Last Summer”, un disco fondamentalmente pop in cui non mancano i riferimenti con la band madre (suprattutto dal lato melodico) ma che allo stesso tempo presenta una varietà stilistica in grado di trasformare semplicità e apparente banalità in qualcosa capace di ammaliare (z.) Voto: 6/7

Hyetal - Broadcast : l’idea di unire la dubstep e influenze witch house è sicuramente interessante, ma c’è ancora qualcosa da mettere meglio a fuoco. (z.) Voto: 6,5

Maria Gadú - Maria Gadú : E’ destino… durante il periodo estivo, qui in Italia ci innamoriamo sempre di una canzone dal sapore latino. Sembra queasi che il sole, i tramonti, le spiagge e tutto il resto ogni anno debbano avere la propria colonna sonora. Per l’estate 2011 il nome che è stato “scelto” è quello di Maria Gadù (già al lavoro con Caetano Veloso). Un disco vecchio di due anni, sbarcato sullo stivale in occasione dell’esplosione del singolo “Shimbalaiê”, in linea con la MPB più acustica che da qualche anno in Brasile va per la maggiore. Destino dicevo… e se il destino segue una sua logica, la ritroveremo fra qualche anno a prezzo stracciato nei cestoni degli autogrill… (z.) Voto: 5

Vanessa Carlton - Rabbits on the Run : sono passati quasi dieci anni dal debutto e dall’apice mediatico di Vanessa Carlton… quella “A Thousand Miles” che per qualche mese ha invaso le radio di mezzo mondo, innescando una “mini-sfida fra simili” con Michelle Branch. Altri tempi sicuramente… oggi Vanessa ha sorpassato i trenta (e si vede…) e prova a ritrovare il successo perduto con “Rabbits on the Run” (che esce per la Razor & Tie). Scritto da lei, l’album fa sfoggio della produzione di Steve Osborne e dell’aiuto di Patrick Hallahan (My Morning Jacket). Pop rock gradevole (a tratti vocalmente e melodicamente ancora un po’ immaturo) senza infamia ma soprattutto senza lode. (z.) Voto: 5,5

Widowspeak - Windowspeak : tentativo piuttosto riuscito di aggiornare, vent’anni dopo, il suono dei mai troppo citati Mazzy Star. (z.) Voto: 6/7

Viva Brother - Famous First Words : i ragazzi sono andati alla famosa high school “School of Brit Pop” e ne sono usciti a pieni voti. Cosa si può dire… hanno studiato tutto alla perfezione, look, melodie, chitarre e sfacciataggine… il grande dubbio non è quindi sulla loro carriera scolastica ma sul senso che può avere una scuola del genere. Musica gradevole e piacevole da canticchiare, ma questo non basta a salvare un disco che risulta quasi ridicolo nel suo tentativo lanciare un improbabile revival brit-pop. (z.) Voto: 4+

Dead Skeletons - Dead Magick : disco hot dell’estate… però hot nel senso stretto: caldo, fuoco, lava, inferno… quello presente nelle viscere di qualche vulcano Islandese (terra di origine dei Dead Skeletons). Coordinate impazzite fra rituali, mantra, ossessività kraut, acid-gaze late ’80s. Una pozione realizzata da qualche Warlock(s)… ricetta? Un bicchiere di sangue dei Brian Jonestown Massacre, una manciata di Kraut(i), tre foglie di Spacemen 3 e un bulbo oculare dei Residents. (z.) Voto: 7

Gazelle Twin - The Entire City : è ufficiale… ormai si è perso il conto delle art-poppers (figlie un po’ di Kate Bush e un po’ di Bjork) che sperimentano con l’elettronica e le atmosfere oscure. Fever Ray, Zola Jesus, Glasser, Chelsea Wolfe (vedi sotto), Austra, iamamiwhoami, Bat For Lashes, Esben and The Witch e chissà quante non mi vengono in mente in questo momento. Una scena vicina alla saturazione probabilmente, ma ancora in grado di regalare ottimi artisti come Elizabeth Walling, in arte Gazelle Twin. In “The Entire City” non Elizabeth non cerca mai il chorus da canticchiare, piuttosto cerca di mantenere un certo flusso melodico che aiuti ad immergersi completamente nelle atmosfere claustrofobiche ma rilassanti del disco. Ottima prova. (z.) Voto: 7-

Male Bonding - Endless Now : gli inglesi (ma come gli Yuck potrebbero benissimo venire dagli USA) Male Bonding hanno bruciato parecchie tappe in poco tempo. “Endless Now” esce ad un anno di distanza dal debutto “Nothing Hurts” e in poco più di trenta minuti macina tanto scazzato punk-pop di chiara influenza late-80s (Hüsker Dü, Superchunk e perchè no… i R.E.M. più tirati). Divertente, appicicoso e spensierato quanto basta per superare la seconda prova senza troppa fatica. (z.) Voto: 6,5

Nero - Welcome Reality: di chiara scuola Chase & Status, quindi inseribili senza problemi sotto l’ombrello sempre più ampio che definirei “the pop side of the dubstep”, i Nero arrivano al debutto su disco. “Welcome Reality” è un album che arriva dopo svariati singoli di successo sempre crescente (”Promises” primo in classifica in UK) e che a conti fatti rappresenta un caso unico all’interno del panorama internazionale: in tanti in Inghilterra stanno cercando di “sputtanare” la dubstep… anche il duo (a cui si aggiunge Alana Watson alla voce) di Londra lo fa, ma lo fa a modo suo (voci e melodie da trance anni ‘90 e elektro-beat belli tosti). Irresistibile quanto odioso… prendere o lasciare. (z.) Voto: 6

Stephen Malkmus And The Jicks - Mirror Traffic :
Titolo - “Del perchè i Pavement sarebbero ancora attuali”
Regista - Beck
(z.) Voto: 6/7

Brett Anderson - Black Rainbows : più rock delle precedenti prove soliste, ma tutto sommato è sempre “more of the same”. Però bisogna ammetterlo, l’ex-Suede dimostra di sapere ancora scrivere belle canzoni (”Crash About To Happen”). (z.) Voto: 6+

Hard-Fi - Killer Sound: dopo aver trovato fin da subito il grande successo europeo con “Stars of CCTV” (2005), gli Hard-Fi, come spesso accade, non riuscirono a bissare l’impresa con il seguente “Once Upon a Time in the West”. Il dubbio che la band di Richard Archer fosse solamente un bluff (non solo a livelo di numeri, ma anche qualitativamente) era forte. “Killer Sound” probabilmente è la risposta definitiva… un gruppo fossilizzato nei propri prevedibili confini Clash-pop a cui aggiungono di tanto in tanto richiami più o meno evidenti ad altre band (INXS, Police…). Un sound che non uccide nessuno, se non per noia e mancanza di vere idee. Una carriera che sembra destinata a non andare mai oltre a quel paio di riusciti singoli degli esordi. (z.) Voto: 5

CSS - La Liberación : chiariamo $ubito… “La Liberaciòn” nel comple$$o è più riu$cito del precedente “Donkey” (2008). Merito non tanto dell’ultima fatica del combo bra$iliano, quanto della ba$$ezza da cui partivano e in cui $i erano impantanati dopo il promettente omonimo e$ordio del 2005. Produzione maggiormente main$tream che in pa$$ato e tre/quattro brani (”I Love You” e “City Grrrl” $u tutti) che potrebbero finire $enza problemi in un disco qual$ia$i della divetta tra$h-pop di turno… per il re$to “La Liberaciòn” si a$colta con un di$creto piacere. (z.) Voto: 5,5

Joss Stone - LP1 : quando le canzoni non sono all’altezza della voce… (z.) Voto: 5+

Chelsea Wolfe - Apokalypsis Voto: 7- (z.)
Portugal. The Man - In the Mountain in the Cloud Voto: 6/7 (z.)
Handsome Furs - Sound Kapital Voto: 6+ (z.)
Trivium - In Waves Voto: 5 (z.)
*shels - Plains of the Purple Buffalo Voto: 7- (z.)
Queensrÿche - Dedicated to Chaos Voto: 4/5 (z.)
Liturgy - Aesthethica Voto: 6/7 (z.)
Giorgio Canali e Rossofuoco - Rojo Voto: 6 (z.)
Verily So - Verily So Voto: 6,5 (z.)
Moonface - Organ Music Not Vibraphone Like I’d Hoped Voto: 6,5 (z.)
40 Watt Sun - The Inside Room Voto: 6/7 (z.)
The Black Dahlia Murder - Ritual Voto: 6,5 (z.)
Thievery Corporation - Culture of Fear Voto: 6 (z.)
Cascada - Original Me Voto: 4+ (z.)
Giles Corey - Giles Corey Voto: 6/7 (z.)
Cold - Superfiction Voto: 5 (z.)
—————

LEGENDA
10: la perfezione… non esiste
9: capolavoro, fra i migliori di sempre
8: grandissimo disco, probabilmente destinato a rimanere nella storia
7: album di ottimo livello, manca solo quel qualcosa che lo renda veramente memorabile
6: discreto, passa abbastanza inosservato… innocuo
5: disco trascurabile, banale e poco degno di nota
4: album completamente inutile
3: disco dannoso, difficile trovare di peggio.
2: neanche Justin Bieber
1: …

—— Precedenti ——
Luglio 2011 - 2° Parte
Luglio 2011 - 1° Parte
I Migliori Album del 2011 (Primo Semestre)
Giugno 2011 - 2° Parte
Giugno 2011 - 1° Parte
Maggio 2011 - 2° Parte
Maggio 2011 - 1° Parte
Aprile 2011 - 3° Parte
Aprile 2011 - 2° Parte
Aprile 2011 - 1° Parte
PRIMO TRIMESTRE 2011
Dicembre 2010
Novembre 2010 - 2° Parte
Novembre 2010 - 1° Parte
Ottobre 2010 - 2° Parte
Ottobre 2010 - 1° Parte
Settembre 2010 - 2° Parte
Settembre 2010 - 1° Parte
Agosto 2010

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (7 Voti | Media: 3.29 su 5)
condividi condividi
20 commenti

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Profilo di lukexx

    lukexx

    23 ago 2011 - 10:11 - #1
    1 punto
    Up Down

    Mi chiedo: le case discografiche ti mandano i CD in anteprima o li scarichi illegalmente?

  • Giacomo879

    23 ago 2011 - 10:46 - #2
    1 punto
    Up Down

    li scarica ovvio

  • reggaton

    23 ago 2011 - 10:51 - #3
    1 punto
    Up Down

    2011 e ancora parlate di scaricare? Sveglia! un buon 50% degli album ke escono li mettono in streaming la settimana prima che escono, poi basta andare sul tubo per ascoltare le canzoni degli album prima che escano!!

  • alessioboom1

    23 ago 2011 - 11:26 - #4
    1 punto
    Up Down

    reggaton hai detto la verità. lukexx e Giacomo879 buongiorno, benvenuti nel 2011!

  • Giacomo879

    23 ago 2011 - 12:33 - #5
    0 punti
    Up Down

    ecco le quaglie… se li mettono su youtube prima li avranno scaricati da qualche parte no?

  • sara8111

    23 ago 2011 - 13:20 - #6
    0 punti
    Up Down

    Vabè ora gli album più importanti soffrono di leak, certe band meno conosciute non è mica vero che trovi tutto l’album in streaming o sul tubo prima che esca sempre e comunque.

  • fergo12

    23 ago 2011 - 13:27 - #7
    2 punti
    Up Down

    se parli di band locali underground anche no, ma artisti un minimo conosciuti (come mi sembrano essere questi) tutti hanno l’album leakato settimane prima e spesso lo streaming (NPR ne mette praticamente uno al giorno, ma spesso sono gli stessi artisti a metterlo, su Bandcamp ad esempio) è un rimedio al leak.

  • Profilo di moonsafari

    moonsafari

    23 ago 2011 - 13:35 - #8
    1 punto
    Up Down

    A me l’album dei Rapture ha un po deluso,secondo me dopo Echoes non sono riusciti piu’ a fare qualcosa di nota.Non e’ orribile,intendiamoci,ma nemmeno buono.

    I 311 sono un gruppo che magari non avra’ cambiato il mondo ma che andrebbe riscoperto,perlomeno per quanto concerne la prima parte della loro produzione.

    Pienamente d’accordo su RHCP,Lenny Kravitz e l’accoppiata Jay Z/Kanye West,mentre Nero e’ l’unico esponente della dubstep mainstream che riesca a sopportare (i vari Skrillex e Chase&Status mi fanno venire l’orticaria)…

    Infine Zago,mi piacerebbe se potessi darmi un parere sul nuovo dei Thievery Corporation.

  • Profilo di carter

    carter

    23 ago 2011 - 13:53 - #9
    0 punti
    Up Down

    A Lenny un 6 l’avrei dato, rimane comunque anni luce davanti a tanti altri artisti mainstream e l’album (pur essendo troooooppo lungo) ha certi pezzi niente male. Se solo la smettesse di copiarsi sulle ballate!
    A proposito di copiare, ma solo a me il beat di Than It Is Now di Lenny Kravitz sembra uguale identico a quello di Try Sleeping With A brokean Heart di Alicia Keys?

  • Profilo di carter

    carter

    23 ago 2011 - 14:01 - #10
    0 punti
    Up Down

    Svarione mio, intendevo il beat di The Faith Of A Child. Maledetto iTunes che ha fatto casino coi titoli delle canzoni! :D

  • Profilo di pietruz

    pietruz

    23 ago 2011 - 15:56 - #11
    3 punti
    Up Down

    Come al solito
    “dischi indimenticabili sconosciuti ai più”
    o_O

  • Profilo di soulsista

    soulsista

    23 ago 2011 - 20:29 - #12
    0 punti
    Up Down

    Giusto per la cronaca il cd di Matana Roberts (sassofonista, scommetto che neanche a scritto questo post lo sapeva) è uscito a maggio 2011, e poi il voto. Cioè il disco di 2 rapper 7- e questo 7?? Quanto impegno ci vuole per creare un brano rap e quanto ce ne vuole per crearne uno jazz che sta sull’avant garde e sul free jazz??? Queste domande bisogna porsele quando si mettono voti alla c…o

  • Profilo di hitboy

    hitboy

    23 ago 2011 - 20:34 - #13
    -3 punti
    Up Down

    Hahaha L’unico cd che comprerei è quello di Cascada a cui hai dato un 4+! Gli altri (Lenny kravitz a parte ma è una palla!) sono emeriti sconosciuti che fanno musica tanto brutta che non se la fila nessuno!

  • Profilo di zago_soundsblog

    zago_soundsblog

    23 ago 2011 - 20:43 - #14
    1 punto
    Up Down

    @soulsista

    l’impegno che si mette nella realizzazione di un disco non mi sembra un metro di valutazione da prendere in considerazione…
    Ci sono capolavori realizzati in 3 settimane di lavoro e porcherie che dietro hanno tanto lavoro e impegno. Anzi…dietro a buona parte della trash music da MTV c’è un lavoro certosino.

    Non solo, non hai fatto neanche un confronto fra dischi… ma di genere… come se qualsiasi disco jazz uscito negli ultimi 70 anni fosse superiore ad un disco dei Public Enemy.

    7 è “album di ottimo livello”…
    per ultimo, purtroppo è difficile stare dietro a tutto, se hai ascoltato il disco ad inizio Maggio ti faccio i complimenti…

  • Profilo di soulsista

    soulsista

    23 ago 2011 - 21:25 - #15
    0 punti
    Up Down

    @zago: almeno secondo me e tanti altri, la grande maggioranza dei dischi jazz usciti in qualsiasi periodo (basta che non sia robaccia smooth jazz alla Kenny G) è superiore di un disco rap ma non solo anche pop se per pop consideriamo robe tipo Spears… Anche a me piace il rap però penso che almeno in generale e non andando nel particolare esistano alcuni generi che oggettivamente sono “superiori” di altri (superiori come termine fa abbastanza schifo, am è per rendere l’idea).
    Comunque io non parlavo di realizzazione di un album ma di un brano… E’ risaputo che chiunque con un programma puoi creare una basa rap ma per creare un brano jazz devi sapere suonare il tuo strumento, devi conoscerlo, devi sapere scrivere/improvvisare che non è roba di tutti i giorni…

  • Profilo di spark83

    spark83

    24 ago 2011 - 02:13 - #16
    1 punto
    Up Down

    Bè per creare un disco Hip Hop/Rap di un certo livello non è tanto importante la base (puoi campionare qualunque cosa) ma quello che rappi e come lo rappi. Nel jazz devi sapere improvvisare con la musica, nel rap devi saper improvvisare con le parole per esser bravo, che c’entra? Ti ricordo anche che l’hip hop e il Jazz sono molto vicini.

    Cmq…l’album di Joss Stone sbolognato così?!? Mah…

  • scorn

    24 ago 2011 - 16:54 - #17
    1 punto
    Up Down

    L’album dei Red Hot, l’ho trovato davvero terribile. Non ne azzeccan più una da troppo tempo oramai. Se One Hot Minute, per quanto differente e controverso, lo trovai ottimo (pezzi come deep kick, my friends, Transcending non eran roba da poco!), qui siamo al ridicolo. Non è possibile , in alcuni frangenti paion quasi scimmiottare gli Oasis (Happyness loves company) e per un vecchio fan ciò è stato alquanto sconvolgente. Salverei solo Brendan’s Death Song.

  • Profilo di soulsista

    soulsista

    24 ago 2011 - 19:28 - #18
    -1 punto
    Up Down

    C’è una bella differenza tra improvvisare con le parole e improvvisare con uno strumento musicale in mano!

  • Profilo di eugi2003

    eugi2003

    25 ago 2011 - 11:55 - #19
    1 punto
    Up Down

    @hitboy : se per te sono sconosciuti vuol dire che hai proprio sbagliato articolo! chiudilo a vattia leggere le tue cosette su Christina Aguilera, così ti senti meno ignorante e magari eviti di commentare cose inutili su post come questo :)

    @soulsita : E’ ovvio che i jazzisti tecnicamente ne sanno a “pacchi” ,e possono ritenersi musicisti più di qualità rispetto a quelli che fanno hip hop… Secondo me alla fine Zago, anche se vorrebbe rimanere sempre sull’oggettività, i voti li dà anche col cuore… magari a lui (come neanche a me) il jazz non trasmette più di tanto.. .trasmette tecnica, meticolosità e fascino nell’osservare musicisti così preparati… ma uno che fa hip hop e SENZA nessuna preparazione tecnica (che gli dà quindi un ulteriore valore aggiunto) riesce a entrare nei cuori e trasmettere emozioni alle persone, è a maggior ragione da apprezzare.

    Poi sono sempre opinioni personali… L’oggettività non esiste quindi inutile azzuffarsi sul BENE vs il MALE della musica.. non saremo mai tutti d’accordo !! :)

  • Profilo di spark83

    spark83

    25 ago 2011 - 13:48 - #20
    1 punto
    Up Down

    C’è una bella differenza, è vero. Ma tu sapresti farlo? Ti sembra che improvvisare cn le parole sia roba da poco?

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito su tutti i blog di Blogo e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento