Thom Yorke si è espresso con toni catastrofici sul futuro dell’industria musicale, dichiarandola praticamente già morta. In un’intervista per un libro di testo delle scuole superiori chiamato The Rax Active, Citizen Toolkit, il leader dei radiohead ha infatti detto:
«È solo questione di tempo, probabilmente mesi piuttosto che anni, prima che l’intera industria musicale collassi. Gli aspiranti musicisti non dovrebbero legarsi a una nave che sta affondando. Sapete cosa? Non sarà una grande perdita per il mondo»
È noto da tempo come i Radiohead supportino apertamente nuove forme di distribuzione, come il download di musica da internet (spesso anche gratuito).
via | NME
alessiobomm1
10 giu 2010 - 11:57 - #1Direi che è stato fin troppo pessimista.
miky182
10 giu 2010 - 12:05 - #2E quindi un debuttante cosa dovrebbe fare? Svendere la propria musica?
E di cosa campa? Chi lo fa conoscere alla gente? Chi paga la produzione dell’album? Chi finanzia il tour?
Anche se indipendente, una casa discografica serve a tutti. Lui incluso, visto che per la distribuzione si appoggia alla XL Recordings.
Non tutti si chiamano Radiohead ed hanno alle spalle una carriera ventennale con milioni di copie vendute e di fan.
Con tutto il rispetto per lui (musicalmente parlando), certe dichiarazioni sono utopistiche e fuori dal mondo.
ASRAELE
10 giu 2010 - 12:23 - #3Penso che il signor Yorke si riferisse alle grandi case di produzione e distribuzione di musica. Quelle, per intenderci, che stanno dietro a i mille talent show e che succhiano i soldi dai poveri “artisti” a suon di diritti eccetra. L’industria musicale odierna è una vera e propria industria, destinata, a morire. Il disco ormai è un prodotto da vendere ne più ne meno.
Le piccole case discografiche ancora hanno il coraggio di provare a produrre dei dischi ben fatti e soprattutto ben prodotti, ma con una filosofia diversa.
Produrre un disco ha oggi dei costi diversi da quelli che erano negli anni fa.
Una volta il disco prodotto dalla piccola casa, nella minuscola stanzina di registrazione, a costo zero lo sentivi che non era un super prodotto. Oggi le tecnologie permettono di saltare a piè pari i grandi produttori.
E poi basta con sta cosa del “e ma l’artista cosa ci guadagna”? Le entrate oggi come oggi non te le fanno più i dischi venduti, ma i concerti, i diritti delle canzoni usate chissàdove, i dischi li trovi il giorno dopo che sono usciti in rete. E non ci puoi fare niente. NIENTE.
Bisognerebbe sedersi intorno ad un tavolo e vedere in che modo si può dare aria agli aspiranti musicisti senza troppa fame d’oro.
A tal proposito consiglierei di andarsi a vedere la rubrica FOSSI FIGO su PRONTIALPEGGIO dove i nostri italiani musicali che valgono ci fanno vedere come va il mondo della musica: l’amoruso e scanu mi fanno i soldoni e si grattan le ascelle e il cantante del teatro degli orrori fa il cameriere in un ristorante per arrivare a fine mese.
Se questa non è un’industria sull’orlo del collasso, ditemi voi.
carter
10 giu 2010 - 12:45 - #4Asraele, quello che dici è giusto, però è anche vero che stai parlando del mercato italiano, uno dei peggiori in Europa! Concordo che queste dichiarazione di Yorke siano troppo di comodo, a lui non cambierà comunque nulla, ma i giovani artisti volenti o nolenti da una casa discografica ci devono comunque passare!
rikstyle
10 giu 2010 - 14:16 - #5Thom Yorke parla e sparla tanto il problema a lui non lo tocca nè lo toccherà minimamente.
Da sempre la gente cerca modi alternativi per ascoltare musica gratuitamente.
Negli anni ‘80 e ‘90 la gente registrava su cassettina la musica dalle radio, da quando ci sono i videoregisratori molti registrano i video musicali, i masterizzatori ormai esistono da quasi 20 anni e anche questo ha contribuito solo che negi anni ‘90 nessuno parlava della pirateria visto che c’èrano ancora le Spice Girls e Britney Spears che vendevano 20 milioni in un anno. Con il boom di Internet che ci colpisce da 10 anni i trucchetti si sono “spostati” ma la sotanza rimane quella.
Perciò basta fare tutto questo catastrofismo, sta diventando stucchevole.
Il vero problema è la bassa qualità musicale, Amy Winehouse ha venduto 7 milioni con un album Soul, ripeto SOUL, di qualità, genere comunque vecchio di 2.000 anni.
zago_soundsblog
10 giu 2010 - 14:36 - #6la qualità c’è e pure tanta, solo che sta lontana (a parte rarissimi casi) dal mainstream e questa tendenza è proprio partita dalle Spice/BSB/Britney in poi…
Quoto quel che ha detto Asreale. Qui si parla di grandi major e di musica mainstream…la musica “indie”/di nicchia è viva e vegeta e probabilmente vede più soldi di 10,15 anni fa.
Ed è un problema legato anche all’effetto “long tail” del mercato, causato da Internet: più gente ha la possibilità di farsi conoscere (grazie ad Internet appunto) più le vendite saranno distribuite su un numero maggiore di artisti (c’era un dato impressionante riguardo al numero di album fatti uscire nel 2009 rispetto al 2000…una cosa come tre volte tanto o giù di lì).
Anche per questo chi ne risente maggiormente è proprio quel tipo di settore che prima godeva di grosse cifre ha visto pian piano sparire tutto (colpa anche loro che hanno continuato a proporre spazzatura per anni…)
E anche su un discorso futuristico ha ragione…certi ruoli non saranno più necessari per un artista…il futuro è fatto di direct to fan, di streaming ecc… altri ruoli resisteranno ma le grandi case discografiche come le conosciamo oggi saranno o rivoluzionate come concetto o spazzate via.
rikstyle
10 giu 2010 - 15:48 - #7Appunto, la musica Underground, quindi quella che conta, è viva e vegeta nelle etichette indipendenti, perciò il problema si pone solo per la musica commercale.
mike999
10 giu 2010 - 15:51 - #8speriamo
xml
10 giu 2010 - 17:11 - #9In pochi mesi no, non esageriamo.
Pero’ non ha torto. Tendenzialmente, se non trovano nuovi modelli di vendita che comprendano il web, sara’ dura per loro.
La vendita dei CD verie propri é obsoleta. Non ha senso comprare un CD per poi doverlo “rippare” per l’uso sul lettore mp3. Per me il sistema migliore é quello di aggiungere, come é stato proposto, una maggiorazione ai prezzi delle ADSL da rigirare ai discografici come compensazione per il download. Tracciare cosa é stato scaricato, per le ripartizioni, non é difficile.
Con questo guadagnano tutti. L’utente, che ha musica low cost. Il gestore telefonico, che aumenta il numero di clienti ADSL. e i discografici, che monetizzano il download senza neppure dovere predisporre delle strutture informatiche ad hoc.
In alternativa anche il modello del portale dedicato, con preview a bassa qualità e download funziona bene.
apokolokyntosis
10 giu 2010 - 18:35 - #10Dimostrato chiaramente da Reznor ed amici, che hanno messo in download gratuito l’EP… Comunque assurda la foto!!! un bel 10 solo per quella!!!
ASRAELE
10 giu 2010 - 19:59 - #11E’ vero, ho parlato del mercato italiano, ma possiamo citare: i tokio hotel per la germania; i thake that, i blue e le spice girls per l’inghilterra; hanna montana e i jonas brothers e tutta la cricca disney, i vari archuleta e bebier per l’america; . . . etc etc…
Le grandi case discografiche producono questa immondizia e la vendono bene, tanto da farci su i soldoni, con cd, riviste, libri, concerti, concerti in 3d, programmi televisivi che come unico fine hanno quello di dirti cosa DEVI ascoltare. Insomma, è una vera e propria dittatura globale.
Me no male esistono le piccole case discografiche che esisteranno sempre.
Quelle grandi se non collassano, dovrebbero.
Troppi soldi intorno ad una cosa che dovrebbe avere un nonsochè di artistico.
RIVOLUZIONE PLEASE!
carter
11 giu 2010 - 00:53 - #12Xml, non sono d’accordo con te. A me piace l’idea del cd fisico e del booklet, perciò continuo a comprarmi i cd anche se poi in realtà ascolto solo gli mp3 rippati direttamente dal cd.
Asraele, i Take That sono migliorati parecchio, i Blue e le Spice Girls non esistono più, Archuleta non ha venduto così tanto da dire che ha lanciato un trend. Capisco il tuo punto e lo condivido in parte, ma credo tu stia generalizzando un po’ troppo.
Knick
11 giu 2010 - 01:17 - #132
si fa conoscere grazie a Internet (oltre che con i buoni vecchi live, partendo dai locali piccoli fino ad arrivare ai palazzetti in caso di merito), tutti cosi hanno la possibilité di mostrarsi e farsi conoscere, col loro anche la musica che fanno. E la cosa bella é questa: nessuno impone niente a nessuno, é il pubblico a decidere cosa merita e cosa no. Una debuttante che trascura questo difficilmente farà strada, deve sfruttarle queste grandi opportunità che offre la rete. Le etichette non le offono.
soulsista
11 giu 2010 - 10:29 - #14Ehi vi ricordo che tantissima gente che cerca di fare musica in verità di musica non ne sa un cavolo e che tante gente che di musica ne sa fin troppo abita sotto i ponti.
La Sony, l’EMI invece di andare in cerca di mezze calzette ai Talent Show che tutto sono tranne che Talent (escludendo qualche rara eccezione), dovrebbe andare nei Conservatori, nelle scuole per cercare talenti con la T maiuscola e andarli dietro bene: produzione, pubblicità ecc ecc. No un disco tanto per fare e basta. Poi è RIDICOLO il fatto che qualcuno debba cambiare la propria personalità musicale per 4 discografici che tutto sono tranne che discografici. Penso che sia la cosa peggiore, per tutti: musicisti e cantanti che siano. Ognuno deve fare la propria strada partire dai localetti provinciali ed arrivare sempre più in alto ma non per smania di vendere o altro, ma per passione della musica. Ecco, in definitiva trovo che il concetto di MUSICA stia sparendo dalle teste dei discografici ecc ecc delle più grandi etichette.
miky182
11 giu 2010 - 12:31 - #15Quoto Carter.
A me piace il supporto fisico, e spero che continui ad esistere il più a lungo possibile. Per me la musica non è un semplice file.
E poi non è che tutto il mondo del pop sia marcio. Sarebbe anche ora di finirla con queste generalizzazioni. Gli artisti mediocri sono in tutti i generi e mondi.
Così come seguo artisti indipendenti non disdegno quelli più mainstream che ritengo validi, senza pregiudizi.
Sul problema talent show sono pienamente d’accordo, ma riguarda più noi che altri paesi.
Ad esempio in UK, le major lanciano i personaggi dei talent, ma anche nuovi artisti che hanno fatto la loro gavetta nei club (quest’anno sono usciti Ellie Goulding, Delphic, l’hanno scorso Little Boots, Florence and the machine, ecc…).
@apokolokyntosis: Reznor e amici hanno i soldi per autofinanziarsi, a partire dallo studio di registrazione e via di seguito. E vista la fama, non faticano a trovare una compagnia che gli finanzi il tour. Non si può dire lo stesso di un emergente.
miky182
11 giu 2010 - 12:33 - #16Chiedo scusa per l’anno con l’h. :P
apokolokyntosis
11 giu 2010 - 14:14 - #17@ miky182
Ovvio, ma anche quelli sotto emi, sony, bla bla ce li hanno, io stavo elogiando loro rispetto agli altri “senior”, non li stavo certo paragonando agli emergenti!!!
miky182
11 giu 2010 - 17:12 - #18Ah, ok!. Allora sono d’accordo.
loryspe82
07 lug 2010 - 13:21 - #19Mi sa che ha proprio ragione! sono i grandi i Radiohead, una delle mie band preferite e io ho scaricato il loro album da Internet ma ho pagato (facoltativo)..
Mi fa venire in mente un altra storia di precariato e di crisi di lavoro: un libro che ho letto di recente di Mauro Garofalo “Io lavoro in tivu”, molto carino e tra l’altro nella colonna sonora del libro ci sono i Radiohead (guarda caso). Storia di precariato ironica a agrodolce di un ragazzo che lavora nell’ambito dello spettacolo e rivela finte ideologie, falsi schemi..e il background è quello della televisione, web tv, nuova era digitale, la dura legge dell’audience, licenziamenti ecc..
essi c’è la solita crisi un pò dappertutto!
ciaooo! contnuate a fare musica Radiohead!