Lucio Dalla, un anno dalla sua morte: l'omaggio di Soundsblog

Lucio-Dalla

Era il 1 marzo 2012. Da pochi giorni Sanremo aveva decretato la vincitrice attraverso le parole di Gianni Morandi. Il grande carrozzone musicale era terminato e l'attenzione dei media era concentrata sui postumi del Festival, tra vendite, polemiche e applausi dei giorni a seguire. Tutto secondo la regola, fino a quando l'improvviso fulmine a ciel sereno che squarcia il ritmo regolare delle notizie. Una notizia che davvero fa sobbalzare tutti perché inaspettata, perché amara, ingiusta e dai contorni drammatici: Lucio Dalla è morto.

Proprio lui, il cantante che aveva, con grande rispetto e umiltà, accompagnato sul palco Pierdavide Carone con il brano "Nanì". Aveva lasciato tutti gli occhi del pubblico proprio a lui, dirigendo l'orchestra e scegliendo solo di accompagnare in alcuni brevi momenti la voce del giovane cantautore. Per giorni non si è parlato d'altro, le sue canzoni risuonavano un po' ovunque, come sempre accade in questi avvenimenti shock. Cercare frettolosamente i brani dell'artista che improvvisamente ci ha lasciato, su YouTube o rispolverando cd dai proprio scaffali, diventa quasi un involontario modo di omaggiarlo, di recuperare il tempo perso, le lunghe settimane trascorse senza mai ascoltarlo.

E Lucio Dalla ne aveva scritti davvero di bei pezzi. La sua voce era subito riconoscibile. Le sue canzoni attraversano ogni stato d'animo, dal fischiettare la celebre "Attenti al lupo" fino all'intensa "Caruso" o la classica e malinconica "Piazza Grande"

Un anno fa. Il 1 marzo 2012. Pochi giorni dopo avrebbe festeggiato il suo compleanno sebbene non lo amasse così tanto, come racconta il suo compagno Marco Alemanno nel libro "Dalla luce alla notte":

"Lucio non amava il giorno del suo compleanno: da quando aveva scelto per problemi di censura di modificare il titolo originale del brano Gesù bambino con la sua data di nascita, era diventato un inferno per lui. Ogni anno aumentava il numero di amici e conoscenti felici di fargli gli auguri"

E chissà quante altre persone, dopo averlo visto e magari conosciuto a Sanremo pochi giorni prima, avrebbero chiamato Lucio per fargli gli auguri. Telefonate, sorrisi e ringraziamenti che il destino ha improvvisamente impedito. L'uomo cantante, l'uomo che è sempre stato molto lontano dall'essere personaggio, si è accasciato per sempre nella sua stanza d'albergo a Montreux, dove si trovava per impegni legati al suo tour.

I colleghi cantanti, come il 'semplice' pubblico, furono sconvolti e scrissero messaggi increduli su Twitter e Facebook. Da Jovanotti ("Oh no dai no…non ci posso credere dai…davvero non posso crederci”) a Francesco De Gregori ("E’ un momento tristissimo") passando per Samuele Bersani ("Ha dato profondità alla musica leggera"). La sua vita privata fu sbattuta sulle pagine di tutti i giornali, indagando e scavando su quello che lui aveva voluto tenere solo per sé. Uscì il nome di Marco Alemanno e qualcuno svilì tutto con il termine "amico". La morte trascinò a galla l'ipocrisia italiana e la curiosità, l'affetto e il vero dolore delle persone che lo conoscevano si schiantava sulla morbosità dei dettagli di una morte, di un testamento e di un Paese ancora lontano dai diritti civili comuni nel mondo.

1 marzo 2013. In occasione di Sanremo 2013, durante la prima serata, Marco Alemanno è tornato proprio sul palco del Festival come omaggio di questa edizione al grande cantante scomparso. Il clamore, in questi dodici mesi, ha lasciato sempre più spazio all'assenza tangibile di un grande artista italiano che se ne è andato dopo un ultimo -involontario e inaccessibile da sapersi a tutti- saluto. Braccia alzate per dirigere l'orchestra, qualche sorriso e intervista, poi l'addio alle scene in silenzio.

Ci sarebbero tanti modi per ricordarlo, dodici mesi dopo, Io voglio farlo così, cliccando qui sotto e lasciando la sua voce vagare per la stanza. Il brano è "4 Marzo 1943" ma oggi, in suo onore, lo chiamo come avrebbe voluto lui.

Ascoltiamo "Gesù Bambino" cantata insieme a De Gregori

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