Che Lady Germanotta fosse una grandissima fan di Boy George, non è certo un segreto; che l’eccentrica cantautrice newyorkese debba gran parte del suo successo alla vulcanica carriera della star dei Culture Club e alla musica glam pop degli anni ‘80, anch’essa è cosa risaputa. Ciò di cui si è resa protagonista la regina del pop l’altro giorno è però un qualcosa al di fuori da qualsiasi argomentazione logica che travalica (e di molto) il comune senso del pudore, così come racconta lo stesso Boy George ai microfoni del Mirror:
“E’ successo tutto in un attimo, c’erano un sacco di persone nel camerino ed era tutto caotico. Ma appena ho visto Lady Gaga ho subito notato il suo stile. Mi ha colpito molto la sua dolcezza e con tanto candore mi ha chiesto l’autografo sulla sua vagina! Ma alla fine le ho autografato il suo eccentrico cappellino. Sono un fan di questa splendida cantante che trovo sia ricca di talento vero.”
via | The Mirror, GossipBlog
Da qualche anno c’è una donzella che veste in modo trendy e bizzarro, che gioca con la musica elettro-dance, che ha un nutrito stuolo di fans e sforna pezzi da high rotation.
No non è Lady GaGa, se ve lo state chiedendo. E’ Robyn ed è su piazza da prima di Miss Germanotta, da un bel po’ prima, è nord-europea e non ammerigana. Tanto per ribadire che nessuno si inventa granchè nella pop-music da un pezzo, è invece tutto un gioco di riciclo rivisitazioni e “ispirazioni”.
Con un cinguettìo su Twitter Robyn ci ha fatto sapere che sul suo sito ufficiale c’è un’anteprima del nuovo album. Effettivamente aprendo l’homepage parte un motivetto cool che con ogni probabilità sarà materiale incluso nell’opera. Completano il quadro un’immagine in movimento e l’invito ad iscriversi alla newsletter per essere costantemente informati. Fateci un salto che val la pena, il poco che si sente promette bene. Fembots sarà il titolo del disco? Staremo a vedere.
Noi estimatori siam oramai rassegnati al nostro destino: se vogliamo godere della musica di Amy Winehouse ci tocca metter su il caro, vecchio e consumato Back to Black.
La nostra beniamina di cofana munita proprio non si decide a sfornare nuove cose, ha sedotto il mondo eppoi lo ha abbandonato. Preferisce drogarsi, collassare, andare in vacanza con l’ex ex-marito Blake, fare a botte coi paparazzi. E fingere, quando proprio è alle strette, di lavorare in uno dei tanti studi messi a disposizione dalla sua -disperata- etichetta. Fa così tanto cool, così tanto rock’n'roll…ma musica zero.
Mentre attendiamo con imperturbabile spirito zen la venuta di un nuovo capitolo discografico griffato Wino, potremo intanto farci agghindare da lei. E’ in arrivo un binomio fashion che più british di così si muore: Amy Winehouse + Fred Perry!
Continua a leggere: Amy Winehouse stilista per Fred Perry. Aspettando il nuovo album...
Anche per lo storico maialino gonfiabile che svolazza leggiadro tra la folla oceanica dei concerti dei Pink Floyd, come per ogni salvadanaio del mondo, è giunto il momento di essere spaccato per vedere quanti soldini si celano al suo interno: e se, come in questo caso, si dovesse scoprire che al suo interno c’è molto meno di quanto in realtà dovrebbe esserci?
Una cosa simile (anche se molto meno fantasiosa) è capitata di recente a coloro che, incaricati dai Pink Floyd di rinegoziare le royalties con la EMI, affermano che c’è un enorme disavanzo tra la cifra offerta loro dall’etichetta discografica britannica e ciò che, almeno in teoria, dovrebbe aver guadagnato in questi anni la leggendaria band inglese tra un “The Dark Side of the Moon” e un “The Wall”.
Ed è proprio l’impossibilità di capire il volume di denaro guadagnato dalla EMI attraverso le opere dei Pink Floyd, che ha portato i legali di questi ultimi a rivolgersi alla High Court britannica per stabilire una volta per tutte se l’etichetta di Londra dovrà qualcosa (e per “qualcosa” intendiamo decine di milioni di euro) alle famiglie di Richard Wright e Syd Barrett così come ai restanti membri del gruppo.
Continua a leggere: "The dark side of the royalties": i Pink Floyd fanno causa alla EMI

Ci risiamo: John Lennon è protagonista di uno spot pubblicitario, nonostante sia scomparso da 30 anni. I fans del compianto ex Beatles gridano allo scandalo, e se la prendono con la compagna di vita nonché odiatissimo bersaglio della community; io ve lo racconto sulle pagine di SoundsBlog e chiedo il vostro parere.
Vi sembra un film già visto, per caso? Avete ragione…più o meno la stessa cosa è accaduta a fine 2008, per la pubblicità di One Laptop per Child. Riaccade oggi e sa tanto di dejavù, ma a ben vedere qualche variazione sul tema c’è.
All’epoca fu per una buona causa, si disse. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla spinosa questione dell’istruzione da garantire ai bambini di ogni latitudine. Stavolta invece il compianto Lennon sponsorizza una macchina utilitaria francese. Ouch! Fulmini e saette piombano sul capo della perfida e senza cuore Yoko Ono, la responsabile dello scempio. E a difenderla scende in campo la prole….
Continua a leggere: John Lennon in un nuovo spot tv, fan in rivolta contro Yoko Ono
Mentre in Italia le più influenti case discografiche cercano di accordarsi con gli internet provider per offrire agli utenti un “lasciapassare” che gli permetta di scaricare lecitamente (ovviamente previo aumento, seppure minimo, del canone mensile d’abbonamento) tutto ciò che vogliono dal catalogo delle major coinvolte, in paesi come la Francia, la Corea del Sud e Taiwan si è cercato di limitare la pirateria (musicale e non) intervenendo direttamente sulla connessione delle persone scoperte nell’atto di servirsi illegalmente di programmi P2P.
Tale pratica, consegnata alla storia recente come “dottrina Sarkozy”, trova però una strenua opposizione nei legislatori e nei giudici dell’Unione Europea, così come possono dimostrare le seguenti dichiarazioni di Karel De Gucht, Commissario Europeo per il Commercio:
“La Comunità Europea non appoggia e non accetta l’idea che un’eventuale intesa nel quadro dell’ACTA (gli accordi commerciali anticontraffazione) crei l’obbligo di disconnettere i privati cittadini da Internet in conseguenza di un’attività di download illegale. La regola dei ‘tre colpi’ (ossia delle tre metodologie di disconnessione adottate dal governo francese) o dei sistemi di risposta graduale non rivestono carettere obbligatorio in ambito europeo. I paesi membri dell’Unione si approcciano alla tematica in modi differenti, il nostro compito non è quello di obbligare nè di appiattire la discussione ma quello di conservare questa flessibilità.”
Per il momento, quindi, non verrà emanata alcuna legge comunitaria che obblighi gli stati membri a recepire una norma anti-pirateria che, se fosse formulata in modo simile a quella che c’è attualmente in Francia, permetterebbe a tutti i fornitori di servizi internet di scandagliare il traffico dati di tutti gli utenti collegati, violandone in perpetuo il diritto alla privacy.
Dietro a YouTube non c’è solo il sito web dalla crescita più elevata, ma anche (e soprattutto) un immenso fenomeno culturale che coinvolge e “condiziona” centinaia di milioni di persone ogni giorno, andando ben oltre il concetto stesso di “social network” per rappresentare al tempo stesso la piazza e la biblioteca dell’umanità affacciatasi da poco nel meta-universo di Internet.
Sono proprio questi i motivi che hanno spinto la Sysomos, una delle più autorevoli ed affermate società di analisi e ricerca degli andamenti dei mezzi di comunicazione moderni, a collaborare attivamente con gli amministratori del portale di condivisione di video, gestito dal 2006 da Google, per scoprire quale possa essere davvero l’impatto dei filmati musicali su tutta la struttura.
Ebbene, misurando l’indice di popolarità dei famigerati “tags” dei filmati disponibili in streaming gratuito su YouTube si è riusciti a scoprire che il 30,7 % di essi rientra nella categoria dei videoclip musicali, un dato che, se confrontato con la percentuale raggiunta dalle categorie classificatesi al secondo e al terzo posto (video d’intrattenimento al 14,6 %, persone e blog al 10,77 %), rende magnificamente l’idea di quanto possa essere stretta la correlazione tra l’industria musicale e i portali di videostreaming nel loro complesso (con tutte le considerazioni sugli investimenti pubblicitari che ne conseguono).
A tal proposito, è addirittura emblematico il caso di Vevo: il canale messo in piedi da YouTube e Google in collaborazione con le major Universal e Sony Music, nonostante abbia meno di tre mesi di vita riesce già a diffondere la spaventosa cifra di 30 milioni di video on-demand al giorno, e solo nel territorio degli Stati Uniti.
Oggi vi presentiamo ufficialmente il nostro nuovo blog dedicato ai migliori amici dell’uomo: Petsblog.it, che seguirà l’universo canino/felino dal punto di vista del padrone affettuoso. Fateci un giro e, se amate anche voi cani e gatti, dategli una spintina e aiutateci a farlo conoscere su Facebook tra i vostri amici!

Dopo l’anteprima berlinese, il nuovo film di Ferzan Ozpetek Mine Vaganti sta per sbarcare nelle sale italiane. Il debutto è fissato per venerdì 12 marzo. Per tutte le news prettamente cinematografiche vi lasciamo nelle ottime mani dei nostri cinebloggers, qui ce ne occupiamo sotto l’aspetto a noi più caro, ovvero quello musicale.
Si conoscono i nomi dei primi artisti che comporranno la colonna sonora del lungometraggio. Sono due donne, una giovane ‘reduce’ dall’evento musical/mediatico per eccellenza e l’altra, invece, di grandissima esperienza. Stiamo parlando di Nina Zilli (in gara a Sanremo 2010 – Nuova Generazione) e Patty Pravo.
La prima firma il brano 50mila con Giuliano Palma, che risale alla scorsa estate e si può già ascoltare nel trailer promozionale della pellicola. Fate il salto per godervi l’una (la canzone) e l’altro (il trailer!). Quanto alla Pravo, lei presterà ben due canzoni: il classico Pensiero Stupendo e l’inedito Sogno, di cui è co-autrice oltre che interprete.
Rudy Zerbi, presidente di Sony Music Italia conosciuto al grande pubblico per la sua partecipazione (in veste di giudice) al talent show Italia’s got Talent, nel corso di un’intervista concessa al sito ufficiale della Polizia di Stato si è detto assolutamente favorevole ad una strategia di contrasto alla pirateria musicale che coinvolga costruttivamente i fornitori di servizi internet a banda larga:
“Prima di tutto sono colpiti quelli che la musica la amano. Infatti, se come discografico, fino a 5/10 anni fa i margini della produzione mi consentivano di finanziare tutta una attività di sperimentazione che offriva un’opportunità di lancio per giovani artisti sconosciuti, oggi tutto ciò non è più possibile. Quindi il danno non è solo industriale ma anche artistico, perchè si riducono gli spazi per tanti giovani talenti di farsi sentire e vedere.
Ormai la svolta sta solo nella possibilità di stringere accordi, come avviene nelle trasmissioni delle tv satellitari, con i principali internet service provider e, per una cifra aggiuntiva mensile o annuale di pochi euro, permettere all’utente di avere a disposizione l’intero catalogo dei produttori musicali con un download ufficiale e garantito, anzichè cercare file rubati. In questa direzione ormai stiamo lavorando. Siamo in contatto con diversi provider nazionali e questo è l’unico modo per conciliare legalità e appassionati della musica.”
In questo modo, afferma Zerbi, si potrebbe facilmente ovviare anche al fastidiosissimo problema dei virus contratti da quegli utenti che, illecitamente, attingono da siti e programmi di file sharing per carpire quotidianamente brani protetti da copyright. E voi, cosa ne pensate al riguardo?