
Vi ricordate quando in agosto vi abbiamo raccontato di Turntable.fm (e di due finanziatori d’eccezione come Lady Gaga e Kanye West)? Concludevamo il post chiedendoci se fosse in arrivo un “nuovo modo di approcciare la musica e la ’sacralità’ di una composizione”. La risposta non ha tardato ad arrivare.
Come ci spiegano bene i cugini di Downloadblog, Facebook ha deciso di lanciare un nuovo servizio. Si chiama “Listen With” e permette di sapere cosa stanno ascoltando i vostri amici per poi unirvi a loro e commentare insieme il brano. Basta consentire l’accesso al vostro account a una delle varie piattaforme di streaming digitale (Spotify, Slacker, Rhapsody, Mixcloud, Soundcloud, Rdio, Deezer e - indovinate un po’ ? - Turntable.fm).
Raddoppiamo le riflessioni già fatte: come evolverà la fruizione musicale? Come reagiranno le etichette e - soprattutto - le major? Cosa ne sarà dei vari supporti ‘fisici’ man mano che l’esperienza di ascolto diventerà sempre più interattiva e social? Difficile fare pronostici che non siano azzardati. Intanto, sperimentiamo e cerchiamo di capirne di più.

Da un lato le vendite degli album digitali che subiscono un incremento quasi pari al doppio, dall’altro un supporto ampiamente diffuso (i primi vennero commercializzati nel novembre del 1982) che però mantiene costi di produzione, distribuzione e stoccaggio troppo alti rispetto ai ricavi. La voce gira da qualche mese e non sembra essere priva di fondamento in assoluto: i CD potrebbero sparire dai negozi durante il 2012.
Ovviamente il processo sarebbe graduale e verrebbero risparmiati cofanetti, edizioni deluxe e l’eterno mercato dei collezionisti, eppure Bernard Van Isacker, caporedattore del magazine Side-Line, sostiene che la conclusione sia inevitabile. Non solo perché il mercato digitale ottiene successi in termini di vendite ed è in rapidissima evoluzione, ma anche perché sono gli stessi consumatori a non accettare più il formato: preferendo in larga parte i file audio e incalzando gli artisti che vedono nuove e più comode possibilità di gestire le loro produzioni.
Scettici? Anche noi (negli States l’acquisto del CD genera ancora la metà degli introiti). Eppure, dando uno sguardo allo store di iTunes, Spotify e Amazon (solo per citare i più noti) la teoria potrebbe acquistare senso. Diteci cosa ne pensate rispondendo al sondaggio o nei commenti.

La notizia potrebbe creare un precedente di quelli che segnano un punto di non-ritorno. Vi abbiamo raccontato qualche giorno fa delle indiscrezioni sul prossimo servizio di musica online che Facebook lancerà a breve, ora è la volta di un utilizzo sicuramente intelligente del social network che non mancherà di ‘ispirare’ molti.
Il dj francese David Guetta ha infatti deciso di vendere il suo nuovo album “Nothing but the beat” direttamente dalla sua pagina Facebook. Il tutto è reso possibile dai Facebook credits, uniti a un’applicazione sviluppata dal team di KRDS. In sostanza: si acquistano crediti in base alla quantità di canzoni desiderate, che poi vengono ’scalati’ al momento del download. Guetta ha messo a disposizione anche i singoli brani al costo di 19 crediti (1,89 dollari). Mossa ulteriormente intelligente: il prezzo della traccia è inferiore a quello di iTunes (ma superiore se si scarica l’intero album).
David Guetta non è il primo, ma è sicuramente un nome che ha un peso rilevante nell’industria discografica. La riflessione è sempre sul tipo di futuro che attende la distribuzione musicale (e la fruizione sempre più improntata a valorizzare i ’singoli’ piuttosto che tutto il disco) e viene da domandarsi come reagirà Apple a questo tentativo, con un occhio puntato alla conferenza dell’F8 che si terrà il prossimo 22 settembre a San Francisco.

Partiamo dai dati. Provate a immaginare cosa potrebbe essere un servizio di musica online gestito da un social network con una base di 750 milioni di utenti. Gira la testa, ma anche i numeri dei possibili ricavi, anche ’solo’ in termini pubblicitari. E’ per questo che, quando hanno iniziato a rincorrersi le voci secondo cui Facebook avrebbe annunciato presto il suo music service, tutti stanno ipotizzando gli scenari più improbabili.
La notizia ha trovato fondamento lo scorso luglio. Fonte, l’Huffington Post dove la giornalista Annemarie Dooling ha riportato una scoperta fatta dallo sviluppatore Jeff Rose. Mentre attendeva il download del file necessario per la sessione di video-chat, si è imbattuto in due righe di codice particolari. La seconda riportava un misterioso “facebook.vibes” che, a quanto si vocifera, sarebbe il nome (almeno sul database) del servizio musicale offerto dal social network.
Negli ultimi giorni invece è arrivata una nuova indiscrezione. L’autore (Jon Fortt, reporter della CNBC) assicura che il servizio verrà presentato durante una conferenza dell’F8 che si terrà il prossimo 22 settembre a San Francisco e aggiunge che Facebook non ospiterà i file sui suoi server ma si affiderà a partner esterni con cui ha preso accordi (come Spotify o Pandora) e a un partner in particolare per gestire il flusso dei dati. Dal quartier generale di Facebook si sono rifiutati di commentare la dichiarazione.
Un paio di considerazioni a margine. Più che il servizio già offerto da Google (non ancora disponibile in Italia) quello di Facebook potrebbe essere un punto di non ritorno per il consumo e la fruizione della musica online. L’indicizzazione dei dati basata su gusti personali e abitudini di vita, potrebbe davvero restituire il ‘polso’ di come è distribuito oggi l’ascolto della musica. La seconda considerazione, più negativa, è quella legata al tipo di ‘esperienza’ in cui si trasformerà il consumo musicale. C’è ancora spazio per gli album, per un ascolto meno frammentario? E le case discografiche? Come si adatteranno? Qualcosa ci dice che lo scopriremo molto presto…
17 agosto 1982: 29 anni fa il primo Compact Disc usciva dalla fabbrica della Philips di Langenhagen, vicino ad Hannover, in Germania. L’invenzione del CD portò una rivoluzione tecnologica nel mondo della musica ed ha segnato l’inizio del passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale. Non dimentichiamoci poi che il CD è stato anche la base per creare il Cd-Rom, il Dvd e il Blu-ray.
La fabbrica della Philips apparteneva alla Polygram ed il primo CD ad essere prodotto fu The Visitors degli ABBA. I CD sono stati introdotti sul mercato nel novembre 1982, con un catalogo di circa 150 titoli, principalmente di musica classica. Circola una storia, a proposito. Sembra che le dimensioni del CD siano state aumentate da 11,5 centimetri a 12 centimetri per contenere la nona di Beethoven su un singolo disco.
I Dire Straits hanno scelto il formato CD nel 1985. L’album Brothers in Arms è stato il primo disco registrato completamente in digitale (DDD) e vendette oltre un milione di copie in questo nuovo formato: il Cd aveva fatto scuola e ormai era l’unico formato che poteva andare sul mercato. Lucas Covers, Senior Vice President & Chief Marketing Officer di Philips Consumer Electronics, ha dichiarato:
“Il Compact Disc ha dimostrato la sua importanza nel portare la massima qualità della musica ai consumatori. L’enorme successo del CD negli ultimi 29 anni ha aperto molte nuove opportunità per i consumatori, per la qualità e per ascoltare musica fuori casa. Ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio dalla musica al digitale, per il DVD come pure nella musica, ed ha aiutato a gettare le basi anche per le nuove tecnologie come il Blu-ray di oggi”.
Lo sapevate? Dal 1982 ad oggi sono stati venduti più di 200 miliardi di Cd. Vi ricordate il primo compact che avete acquistato?
Fa parte dei Chrome Experiments ed è stato realizzato dallo stesso staff di Google, gli OK Go e la compagnia di coreografi Pilobolus. Quindi per vedere la versione interattiva di “All is not lost”, nuovo video della band non potrete utilizzare un altro browser (le immagini ’standard’ sono quelle a inizio post). Il gruppo ci ha spesso abituato a lavori piuttosto interessanti proprio con le immagini in video, ’stavolta il salto di qualità è notevole, vista anche la tecnologia a disposizione.
Si tratta com’è noto dell’utilizzo degli elementi canvas possibili grazie alle specifiche dell’HTML5 (ed ecco la ragione per cui funziona solo con il browser di Google), già visti all’opera con lo splendido lavoro di Chris Milk per “We Used To Wait”, il singolo degli Arcade Fire. Come funziona? Semplicissimo: andate a questo indirizzo, inserite una frase e i ballerini provvederanno a ’scriverla’ con una coreografia.

Continua la collaborazione tra Ligabue e la rivista “Max” per promuovere il suo live “Campovolo” previsto per il prossimo 16 luglio. Un aggiornamento in versione 2.0, con una applicazione per iPad piena di contenuti speciali. Si chiama “MAX Extra Ligabue Campovolo 2.0″ è in download gratuito a questo indirizzo sull’App Store ed è un vero pezzo da collezione, una accurata raccolta di materiale inedito e curiosità.
Un’occasione unica e comoda per guardare sul proprio iPad contenuti esclusivi, come l’inedita intervista di Franco Mussida della PFM a Ligabue, le monografie sui musicisti delle varie band che lo accompagneranno sul palco e sul suo staff on the road, i segreti del backstage e le atmosfere di “Campovolo 2.0“, e uno speciale sulla memorabile data del 2005.
Al tutto verrà aggiunto anche un numero speciale della rivista, che sarà distribuito gratuitamente durante il concerto del 16 luglio, completamente dedicato al Liga, alla sua musica, alle interviste, ai contenuti meno noti della sua attività live. Come sempre, “Su e giù da un palco”.

Probabilmente ve ne parleranno più diffusamente i cugini di Appblog, noi invece ve la segnaliamo nel nome di un gesto che restituisce un po’ di romanticismo alla musica attuale, fatta di file .torrent, streaming compulsivo e link a YouTube. Quel gesto che è l’essenza stessa della musica per gli appassionati: il “senti qua…” che precede gli auricolari passati di mano in mano o il disco messo su durante un pomeriggio a casa o un viaggio in macchina.
La condivisione ‘vecchio stile’ insomma, che oggi rivive in formato WiFi grazie a “MyStream”: un’applicazione per iPhone e iPod che ha appena visto la luce sullo store di Apple. Il funzionamento è semplice: tramite wireless o bluetooth si può scoprire cosa stanno ascoltando i vicini di network e - se hanno l’app installata - si può procedere all’ascolto condiviso.
Contenuto il consumo extra della batteria (dato ufficiale dichiarato è un 20% in più), nessuna infrazione alle temutissime leggi sul Copyright, visto che il metodo è assimilabile all’ascolto da un paio di speaker (e se Apple ha acconsentito un motivo ci sarà…). Per ora MyStream è gratuita (la trovate a questo indirizzo) grazie a piccole inserzioni pubblicitarie. Provatela e diteci la vostra.

La definiscono un “interactive 24 hour music generator” questa “Kling Klang Machine No1″ e arriva direttamente dai Kraftwerk, uno dei gruppi che hanno fatto la storia della musica elettronica. La “Kling Klang Machine No1″ è un software (per l’esattezza un’applicazione per iPad e iPhone) che produce musica generativa in base ai dati ottenuti in tempo reale a seconda del luogo dove ci si trova.
Per questo, insistono, non può essere paragonata con altre applicazioni simili, visto che per lo più utilizzano solitamente algoritmi pre-programmati. Vediamo in breve come funziona. Esplorando la mappa (e regolando la ‘matrice’ in base al flusso del tempo), l’utente può associare un loop, un beat o un suono - tra quelli disponibili o creato da lui stesso - al fuso orario realizzando un mix da condividere con gli altri.
Quattro le features: ‘World Time Zone Map’, ‘Interactive Contro’l (con suoni, effetti, tempo e tonalità), ‘Matrix’ (con un sequencer a 16 battute) e ‘Mixer’. Il tutto può essere salvato per editarlo in seguito. La Fox Mobile Distribution, che ha realizzato l’applicazione, promette espansioni e aggiornamenti a breve (forse questo il senso del “No 1″ nel nome). Intanto la “Kling Klang Machine” può essere acquistata sull’iTunes Store al prezzo di 8 dollari e 99 centesimi.

Dati alla mano. Questa volta non parliamo né di classifiche stilate da più o meno abili recensori né di vendite da analizzare facendo riscontri o obiettando le differenze di mercato (offline/online). Vi segnaliamo invece l’ottima chart realizzata dal popolarissimo social network Last.fm con i dati del 2010 sugli ascolti effettivi registrati attraverso il suo software.
Ogni pagina contiene non solo una serie di informazioni utili sull’artista, ma anche il numero di scrobbles effettivi e il “trend di ascolto dell’artista”: un grafico che indica picchi e cali dell’intera annata. Altro strumento utilissimo presente per farsi un’idea dell’andamento dei successi, la classifica dei brani più ascoltati per l’ultimo disco pubblicato.
Un lavoro enorme reso ovviamente possibile dal grande database di Last.fm che ha deciso di pubblicare anche due pagine riassuntive che ‘leggono’ la classifica completa. Sono entrambi in una pagina in .pdf e le trovate a questi indirizzi. Ne risulta un quadro piuttosto completo e eterogeneo. Vi basti notare che, in prima posizione svetta l’electro-pop mainstream di Ke$ha, mentre in seconda c’è il folk-rock dei Mumford & Sons…