Malukah è una giovane ragazza messicana diplomata al conservatorio americano di Berklee. Fino a poche settimane fa una perfetta sconosciuta, l’artista è inaspettatamente diventata un “fenomeno internettiano” dopo aver pubblicato su YouTube una cover di The Dragonborn Comes, brano contenuto nella colonna sonora del celebre videogioco fantasy The Elder Scrolls V: Skyrim.
L’apprezzamento per la particolarissima canzone (eseguita in stile prettamente medievale e con parte di testo che è addirittura in una fittizia lingua “draghesca”) è presto arrivato anche da parte di chi non conosceva il videogioco, e in meno di un mese e mezzo l’esibizione di Malukha è stata cliccata quasi 4 milioni di volte. Di conseguenza, le sue pagine Twitter, Facebook e il sito ufficiale sono stati presi d’assalto da un’ondata di nuovi fan.
Che ne pensate di questa “youtube sensation” dell’ultima ora? Chi volesse può scaricare gratuitamente l’MP3 sul sito ufficiale di Malukah.
via | Gamesblog

Quattro dischi, più di settanta canzoni, oltre ottanta artisti (l’ultimo è l’unico, inimitabile autore dei brani): “Chimes of Freedom: Songs of Bob Dylan Honoring 50 Years of Amnesty International” è una raccolta di cover che una delle più importanti associazioni umanitarie al mondo ha deciso di assemblare per celebrare i suoi cinquant’anni di attività.
Ha scelto un musicista-simbolo, un cantautore che ha saputo unire impegno sociale e poesia, protesta e sensibilità nei confronti del mondo in cui viviamo, che iniziava ad accelerare la corsa del progresso lasciando troppo spesso indietro quella per i diritti umani. Adele, Lenny Kravitz, Sting, Miley Cyrus, My Chemical Romance… impossibile elencare tutti gli artisti coinvolti nel reinterpretare le canzoni di Bob Dylan.
Dopo il salto trovate la tracklist completa. Per ascoltare l’intero progetto invece, basta un click sulla pagina facebook di Amnesty International USA. Poi ricordate che il prossimo 24 gennaio 2012, con un gesto altrettanto semplice potrete acquistare la compilation a questo indirizzo al prezzo di 19,99 dollari in formato digitale e di 24,99 dollari in formato CD, aiutando chi si occupa di garantire e proteggere i diritti umani nel mondo.
Mentre balza prevedibilmente in vetta nelle classifiche degli album indipendenti dell’anno, l’ultimo lavoro di Bon Iver (che nel frattempo è stato anche direttore artistico della prima edizione europea del festival organizzato da Pitchfork) esce oggi in una nuova versione deluxe digitale su iTunes.
La particolarità è tutta nel formato: come la sua musica nasce da atmosfere evocative, così i dieci brani di “Bon Iver, Bon Iver” sono ora accompagnati da altrettanti video la cui fruizione viene proposta come un tutt’uno con le canzoni. Lo stile è quello che abbiamo già potuto ammirare in “Holocene”, filmato presentato in anteprima sul canale Nat Geo Music del National Geographic, opera del regista Nabil Elderkin e girato interamente in Islanda.
Per promuovere l’uscita, i dieci video sono tutti disponibili in streaming gratuito sul canale YouTube di Bon Iver a questo indirizzo con la regia di Dan Huiting, Isaac Gale, David Jensen, JoLynn Garnes e lo stesso Justin Vernon (il vero nome di Bon Iver). Non chiedeteci di descriverli: sarebbe impossibile rendere l’effetto finale a parole. Prendetevi il tempo della durata dell’album e godeteveli in silenzio.
Un posto dove proprio non ci aspetteremmo di trovare Silvio Berlusconi è il sito di NME, la più importante rivista di musica nel Regno Unito. E invece il Presidente del Consiglio ci stupisce ancora: i redattori inglesi hanno dedicato un articolo al rinvio del nuovo album che Berlusconi ha registrato con il fedele Apicella. Traduciamo letteralmente alcuni stralci:
«Il controverso Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi ha apparentemente rinviato l’uscita del suo nuovo album “Amore Vero” a causa dei guai finanziari del paese e del processo che lo vede imputato per aver presumibilmente pagato una prostituta minorenne per prestazioni sessuali. L’album, quarto con il suo chitarrista ed ex-parcheggiatore Mariano Apicella, doveva uscire a settembre ma è stato rinviato al 22 novembre secondo quanto riportato dal The Guardian»
Insomma, sembra proprio che Berlusconi trovi il modo di comparire ovunque tranne che in tribunale.

Difficile parlare di Paul Simon senza nominare Art Garfunkel. Difficile nonostante la carriera solista del cantautore newyorkese abbia viaggiato su livelli sempre poco meno che ottimi, pur con il pesante fardello di un binomio che è entrato di diritto nella Storia della Musica. Per fargli gli auguri in occasione del suo settantesimo compleanno (è nato il 13 ottobre del 1941 a Newark, nel New Jersey), bisogna infatti necessariamente chiamare in causa il duo.
Anche se già da adolescente Paul Simon aveva messo in piedi qualche band (i Tico and the Triumphs entrarono in classifica con “Motorcycle”) e scriveva brani per altri artisti, fu quando incontrò Garfunkel che la passione per la musica arrivò a coinvolgerlo in prima persona. I due si incontrarono recitando entrambi nello spettacolo di fine anno della loro high school al Queens. La versione di “Alice nel Paese delle Meraviglie” li vedeva rispettivamente nel ruolo del Bianconiglio e del Cappellaio Matto: da lì nacque l’amicizia e il primo sodalizio con il nome (decisamente azzeccato, visto l’aspetto fisico) di Tom & Jerry. Più che la recitazione - anche se tutti e due cedettero poi alle lusinghe del cinema - li unì la passione comune per gli Everly Brothers: furono proprio alle loro incredibili armonizzazioni vocali che si ispirarono iniziando a lavorare insieme.
Appena il tempo di esibirsi con alcuni live e vennero chiamati per un’audizione alla Columbia Records. Era il 1964, gli Stati Uniti scoprivano la musica folk e poco più che ventenni vennero messi sotto contratto. “Wednesday Morning, 3 A.M”, il primo album a nome Simon & Garfunkel, uscì pochi mesi più tardi. Il risultato fu modesto: Paul Simon, insofferente alle critiche e deluso dall’esito, ripiegò in Inghilterra e registrò “The Paul Simon Songbook”, il suo primo lavoro da solista. Decisione affrettata, visto che “The Sound of Silence”, monumentale inno pop, balzò in cima alle classifiche poco dopo. Non riprese l’attività solista fino al 1972, anno in cui il connubio andò in pezzi.
Continua a leggere: Paul Simon compie 70 anni. Gli auguri di Soundsblog

Del nuovo progetto del nostro infaticabile Damon Albarn, vi avevamo raccontato precedentemente. In breve, DRC music segna il ritorno in terra congolese di Albarn per conto della Oxfam (un ONG britannica). DJ, musicisti locali e produttori uniti insieme sotto la sua supervisione, che registreranno e campioneranno suoni tradizionali del paese, con l’obiettivo di completare il disco in una settimana.
Il lavoro è stato terminato e uscirà a breve con il titolo “Kinshasa One Two”. Quindici le tracce (trovate la tracklist completa dopo il salto) con tre canzoni già disponibili in streaming gratuito qui di seguito. Vi ricordiamo che potete seguire tutta l’operazione sul Tumblr di DRC Music, tramite l’account Twitter e la pagina su Facebook creati per l’occasione.
Hallo (featuring Tout Puissant Mukalo and Nelly Liyemge) by DRC Music
Ah Congo (featuring Jupiter Bokondji and Bokatola System) by DRC Music
Lingala (featuring Bokatola System and Evala Litongo) by DRC Music

Quella di Jeff Buckley fu una carriera di contraddizioni continue, a partire dal suo rapporto con il padre Tim. Se per anni non utilizzò neanche il suo cognome (accettò Moorhead, quello del patrigno - e i familiari continuarono comunque a chiamarlo sempre “Scotty”, il vezzeggiativo del suo secondo nome), fu grazie al suo successo che venne notato dagli addetti ai lavori. Nel 1991 suonò infatti una cover di “I Never Asked To Be Your Mountain” (brano del padre, dedicato proprio a lui e alla moglie) in occasione di un concerto-tributo insieme a Gary Lucas, il chitarrista che divenne compagno inseparabile e co-autore di alcune delle sue canzoni.
Lo stesso “Grace“, di cui oggi celebriamo i diciassette anni dall’uscita, era una contraddizione. In piena ondata grunge e crossover, pubblicare una manciata di canzoni delicate, introspettive e di stampo fortemente cantautorale poteva rivelarsi un disastro annunciato. La voce di Jeff poi, capace di registri altissimi e di virtuosismi da brividi, stonava non poco con la grezza urgenza dei timbri più in voga nei primi anni ‘90. Il miracolo fu ottenuto grazie a scelte coraggiose e coincidenze fortunate.
Le influenze di Buckley, innanzi tutto. Quel misto di passione per l’hard rock degli anni ‘70 (Jeff era un fan assoluto di Robert Plant e dei Led Zeppelin) e dei folk singers (il padre certo, ma anche i dischi della madre Mary Guibert, pianista e violoncellista classica). L’intuito di Clive Davis, mitico produttore e fondatore della Arista Records che ne scoprì il potenziale (e gli concesse tempo, autonomia e denaro in abbondanza - “Grace” arrivò a costare un milione di dollari), Andy Wallace (già fautore del successo di “Nevermind” dei Nirvana) che lo aiutò moltissimo in studio e fu capace di arrangiare le dieci tracce definitive in un modo che risultasse insieme fuori dal tempo e perfettamente in linea con lo spirito di quegli anni.
E ancora la scelta delle tre cover contenute, tra cui la stupefacente versione di “Hallelujah”: il classico di Leonard Cohen, interpretato in modo così convincente e magistrale da ’scippargli’ il primato e l’attribuzione (in quanti oggi sono convinti che l’abbia scritta lui?) e la bellissima “Lilac Wine”, nota per essere stato un cavallo di battaglia di Hope Foye. Una tracklist calcolata al millimetro, anche per ragioni molto personali. Da “Grace” infatti, rimase fuori “Forget Her”, struggente ‘addio’ composto per la compagna Rebecca Moore (fu poi inserita nelle edizioni postume come undicesima traccia). Un disco di cui è impossibile sottovalutare l’importanza e che - ne siamo certi - troverà nuovi estimatori non appena uscirà il film biografico con la regia di Jake Scott e con Reeve Carney a interpretare uno dei cantautori che ha radicalmente influenzato l’immaginario musicale degli ultimi quindici anni. Dopo il salto, ci riascoltiamo proprio “Forget Her”.
Continua a leggere: Jeff Buckley: il 23 agosto di diciassette anni fa, usciva "Grace"
Ormai è inarrestabile: Justin Vernon, più noto con il moniker di Bon Iver prosegue il suo personalissimo percorso verso il successo. Oltre ad essere stato insignito da Pitchfork del ruolo di direttore artistico della prima edizione europea del festival organizzato dalla webzine, è in vetta alle classifiche indipendenti - e non solo, visto il debutto alla posizione numero due della Billboard Top 200 - con il suo omonimo, secondo album (lo ascoltate in streaming qui).
Come se non bastasse, è arrivato l’annuncio via Twitter di un prossimo duetto con James Blake, un’altra star della musica indipendente che ha fatto breccia nel grande pubblico. “Fall Creek Boys Choir”, questo il nome del progetto che vede uniti i due songwriter, anche se i dettagli sono - al momento - ridotti all’osso. “24th August 2011 – James Blake & Bon Iver ‘Fall Creek Boys Choir’”: non si legge altro, ma sappiamo che Fall Creek è il nome della cittadina dov’è ubicato lo studio di Bon Iver. Grosse sorprese in arrivo.
Ultima, ma non ultima, l’uscita del video di “Holocene”. Presentato in anteprima sul canale Nat Geo Music del National Geographic, è opera del regista Nabil Elderkin ed è stato girato interamente in Islanda. “E’ il luogo più magico del mondo”, ha spiegato Elderkin. “Mi è sempre sembrata simile a Marte, ho sempre voluto filmarci qualcosa. Così quando Bon Iver mi ha affidato le immagini, sapevo che dovevo girarle lì”.
Il risultato è un lavoro mozzafiato che ha per protagonista un ragazzo islandese che attraversa il paesaggio vulcanico dell’isola e il litorale (sul lato orientale dell’isola, nella regione di Vik): tutto incentrato sull’intensa bellezza geologica dell’Islanda, perfettamente in linea con l’atmosfera drammatica del brano. Un mini-film che vi invitiamo a guardare immediatamente.
Che da queste parti la svedese Lykke Li sia un personaggio molto più che gradito, non è una novità. Ci piace la sua voce e la capacità di mescolare con attitudine tutta nordica la melodia più cupa, il pop da classifica e l’elettronica da dancefloor ricercato. Capacità tutte confermate non solo da “Wounded Rhymes” il suo ultimo lavoro in studio, ma anche da questa nuova versione acustica di “Jerome”.
La crudezza del video infatti, offre la percezione abbastanza precisa di cosa si provi ad entrare nel mondo di Lykke Li. Registrato in Svezia, prima di partire per il suo tour, questo unplugged esalta tutta l’abilità dell’artista nel consegnare a sfumature decisamente dark il suo pop contorto. Il contrasto davvero elegante tra le immagini monocromatiche, il suono confortante dello xilofono e di un organo da chiesa diventano la controparte del suo sguardo impassibile. Un lavoro poco meno che ottimo.

Nuovo progetto per l’infaticabile Damon Albarn che, dopo il successo del musical “Dr. Dee: An English Opera”, di cui ha scritto la colonna sonora per la messa in scena durante il “Manchester International Festival”, si è lanciato in una nuova avventura discografica. Ancora una volta, è in Africa che sta portando la sua passione per le contaminazioni.
Dopo aver visitato il continente nel 2000 per conto della Oxfam (un ONG britannica) registrò infatti “Mali Music”, l’album del 2002 con Afel Bocoum e Toumani Diabatè. Ora torna con DRC Music (Democratic Republic of Congo), ancora per la Oxfam, recandosi nello stato del Congo. Il progetto prevede l’unione di DJ e produttori che registreranno e campioneranno musica congolese, con l’obiettivo di completare il disco in una settimana.
Poche le notizie al momento, potete però seguire tutta l’operazione sul Tumblr di DRC Music, con l’account Twitter e la pagina su Facebook creati per l’occasione, ma anche sul Twitter di Richard Russell, capo della XL Recordings che ha raggiunto Damon Albarn proprio in Congo.